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Testo di Giovanni Gastel

“Questo attonito stupore che mi prende davanti alle splendide solitudini delle foto di Alberto Selvestrel è simile a quello che sempre provo leggendo le schegge poetiche dei lirici greci..

Uno splendido insieme di sintesi e di luminosità che invita chi guarda a perdersi e insieme a cercarsi in questi paesaggi privi di vita eppure così tranquillizzanti e poetici. Vola alta la poesia di Alberto e ci porta con lui in un mondo in cui le opere dell’uomo e la natura convivono senza violenza reciproca e insieme formano una nuova bellezza. Bellezza profonda e impossibile senza questa integrazione reciproca.

Una relazione cercata e trovata da Alberto in un rapporto di coesione tra la sua di- stonica visione del mondo e le geometrie architettoniche . E sono cerchi purissimi, rettangoli e linee rette che si integrano con le forme naturali: del mare o del cielo go- metrizzato e reso simbolo e insieme bandiera della possibile convivenza tra l’opera della natura e l’opera dell’uomo. Ma la figura umana non è mai presente quasi a signi- ficare che le due sfere, architetture e natura, si potranno un giorno integrare ma senza l’uomo. La palette dei colori è soave e quasi paradisiaca. È un mondo in cui l’uomo sembra sparire e quindi il mondo ritrova una sorte di pace e di silenzio interiore che l’autore sembra auspicare. Pace contemplativa e quasi monacale.

Il silenzio induce alla contemplazione e alla ricerca della propria geometria interiore, e l’ascolto del suono lieve che le cose producono in noi è, forse, la chiave del ritrovato equilibrio a lungo cercato. Luoghi splendidamente anonimi portano forse la ricerca di se più lontano della contemplazione di opere complesse e stupefacenti.

Grazie Alberto per queste tavole piene di sensibilità e di poesia velata di una sottile nostalgia per un equilibrio perduto che solo tu sai col tuo sapiente lavoro ritrovare. Questo tuo libro è uno splendido esempio di lettura personale del mondo e non è questo in fondo il compito di un artista? Alludere alla realtà per crearne una personale e interpretativa.”